p 414 .


Capitolo Trentatr. L'Italia dal Depretis alla crisi di fine secolo.


Paragrafo 1 . Dalla Destra alla Sinistra.

     
Nel 1875 la Destra italiana, al governo dal 1861, raggiunse finalmente
l'obiettivo  principale della sua politica economica: il pareggio  del
bilancio; ma doveva fare i conti con un'opposizione sempre pi vasta e
agguerrita.  Le  masse  popolari  protestavano  per  le   tasse,   che
aggravavano  le  loro  gi misere condizioni  di  vita;  la  borghesia
imprenditoriale  contestava  il  liberoscambismo,  che   esponeva   le
industrie  nazionali  alla concorrenza straniera,  e  disapprovava  la
politica fiscale, che, gravando soprattutto sui redditi e sui beni  di
prima  necessit,  frenava sia gli investimenti che  i  consumi.  Alle
pressioni  dell'opposizione  si  univano  i  contrasti  tra  i  gruppi
parlamentari   della  Destra,  che,  a  seconda   delle   regioni   di
provenienza, avanzavano esigenze diverse e spesso contrapposte.
     Nel  marzo del 1876, il presidente del consiglio Marco Minghetti,
messo  in  minoranza  in  parlamento, fu  costretto  a  rassegnare  le
dimissioni.  Il re Vittorio Emanuele secondo affid allora  l'incarico
di  formare  il  nuovo  governo  ad Agostino  Depretis,  leader  della
Sinistra,  che,  il  10  ottobre  dell'anno  precedente,  a  Stradella
(Pavia),  aveva indicato quali obiettivi principali del suo  programma
l'istruzione   elementare   laica,   obbligatoria   e   gratuita,   il
decentramento amministrativo, l'allargamento del suffragio elettorale,
la  correzione  del  sistema fiscale e infine una distribuzione  della
spesa pubblica che privilegiasse le province pi bisognose.
     Con  l'avvento  della  Sinistra, che alle elezioni  del  novembre
1876  ottenne  una  maggioranza  schiacciante,  si  delinearono  nuovi
rapporti politici, diversi da quelli tipici della fase risorgimentale.
Il  bipolarismo  Destra-Sinistra fu superato dalla  formazione  di  un
vasto  schieramento moderato di Centro. Suo promotore fu il  Depretis,
che, nel 1882, in occasione delle elezioni politiche che si tenevano a
suffragio  allargato  in  seguito alla riforma  elettorale,  invit  i
candidati  conservatori  a  "trasformarsi",  ad  abbandonare  cio  le
contrapposizioni pregiudiziali, per contribuire alla  costituzione  di
una maggioranza
     
     p 415 .
     
     solida   e   compatta.  Questa  nuova  linea  politica,  definita
"trasformismo",  ebbe  rilevanti  effetti  sui  rapporti  politici   e
istituzionali:  vennero  a  mancare alcune regole  fondamentali  della
democrazia  parlamentare,  come  la  distinzione  tra  maggioranza   e
opposizione   e   l'alternanza   al  governo   tra   forze   politiche
concorrenziali.  Le  maggioranze  non  si  formavano  sulla  base   di
programmi  comuni,  ma  attraverso alleanze temporanee  tra  gruppi  e
singoli   parlamentari,  che  erano  spesso  portavoce  di   interessi
corporativi.  Venne  cos favorita la diffusione  del  clientelismo  e
l'instaurazione di rapporti poco limpidi tra affari e politica.
     La  politica trasformista fu aspramente criticata dalla  Sinistra
pi  avanzata, la cosiddetta "estrema", guidata dai radicali  Agostino
Bertani   e   Felice   Cavallotti,   i   cui   obiettivi   erano    la
democratizzazione   del  sistema  politico,  una  maggiore   giustizia
economica e sociale e la moralizzazione della vita pubblica.
